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Aggiornato il 27 giugno 2006 h. 12.27

SORVEGLIATI SPECIALI?
La telecamera, strumento per esaltare il proprio esibizionismo. Ma non tutti sanno che…

 
Simbolo tecnologico del terzo millennio, la telecamera si è imposta come uno degli strumenti di comunicazione più importanti, tanto da ribattezzare il nostro secolo come la “cam-era”, in anni in cui le reti televisive costruiscono i propri palinsesti sui reality-show, dove gruppi di perfetti sconosciuti o ex famosi si annientano pur di conquistare il successo, non era difficile aspettarsi che anche le persone comuni desiderassero puntare un obiettivo anche su di sé.
Non ci credete? Basta visitare il sito video.google.com per poter visionare un incredibile numero di filmati, che non comunicano nient’altro che il desiderio di soddisfare il proprio esibizionismo. La maggior parte di essi è girata con i videofonini, ultima evoluzione che la telecamera ha subito, e si tratta soprattutto di video di situazioni domestiche particolarmente stravaganti o comiche. Non dimentichiamo poi il gran numero di “web-reality” (come “Reality Web 3”, del sito realityhouse.altervista.org) che ogni anno invadono la rete, dove un gruppo di ragazzi, nel tentativo di dare vita ad una versione più “reale” del Grande Fratello, puntano i riflettori sulla propria vita quotidiana, fatta di lavoro, divertimento e…sesso senza censure.


C’è un denominatori comune tra video trasmessi in internet e reality-show: la voglia di apparire porta questi protagonisti a sopportare il peso delle telecamere addosso, ad acconsentire alla messa in onda della propria vita privata, a firmare una liberatoria in cui si accetta non soltanto il trattamento dei propri dati personali, ma anche quello della persona stessa. Ma può capitare che questo consenso non venga dato e che esistano delle telecamere che riprendano persone ignare di tutto questo? Purtroppo la risposta è sì, tutti i giorni, in ogni vicolo delle nostre città.
La “videosorveglianza” tanto decantata dai sindaci ha trasformato le metropoli italiane in realtà non molto differenti da quella raccontata nel celebre film “The Truman Show”. Prendiamo l’esempio di Milano, la città più videosorvegliata d’Italia. Dal 1997 ad oggi sono stati investiti oltre 28 milioni e 500 mila euro per installare impianti di videosorveglianza in aree strategiche. Ad oggi sono circa 500 le telecamere che riprendono la vita della città della Madonnina , ma il traguardo che la giunta vuole raggiungere è di raggiungere la quota 800 entro l’anno, spendendo circa 3 milioni e mezzo di euro. Le zone più controllate sono i parchi, luoghi in cui è più facile osservare scene di delinquenza quotidiana: solo nel Parco delle Cave vi sono ben 54 telecamere (3 fisse e 49 brandeggiabili), mentre nel parco Sempione, oltre alle due fisse, le brandeggiabili salgono a quota 66. senza contare poi le telecamere installate in piazze, stazioni della metropolitana, pensiline dei tram, pozzi dell’acquedotto e stazioni di pompaggio.
Anche le città possono diventare dei reality-show? La risposta ci è data nel libro “Acido Solforico” di Amélie Nothomb, edito da Voland, considerato caso letterario dell’anno. La trama descrive lo svolgimento del reality francese “Concentramento”, dove i cittadini parigini vengono prelevati a forza dalle strade e costretti a vivere in un vero lager nazista. Il pubblico è chiamato a decidere della vita o della morte dei partecipanti attraverso il televoto: i media gridano allo scandalo, ma… Vi invitiamo a scoprire il finale, ma soprattutto a riflettere.

Alessia Lucchese


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