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Consiglio
Comunale dell’11/11/05,
INTERVENTO DI S. ARIEMMA, LA
MARGHERITA CESANO B.
O.d.g.: FINANZIARIA
Oggi il Senato ha approvato il
disegno di legge di bilancio e
le due note di variazione alla
Finanziaria e al decreto legge
collegato. La manovra ora
passa all’esame della
Camera.
Questa Finanziaria non da
nessuna risposta vera ai
problemi dello sviluppo, della
crescita economica, del
recupero di competitività
delle imprese e di difesa del
potere d’acquisto delle
famiglie italiane. Una
stangata di 27 miliardi di
euro.
Berlusconi ha giustificato i
"sacrifici da fare"
con le pressioni subite dalla
Ue, facendoli pagare
interamente alle masse
popolari e ai ceti deboli. Ma
avendone la volontà politica
i soldi possono essere presi,
anzi vanno presi ai
capitalisti, ai ricchi
borghesi, ai possessori di
grandi patrimoni e rendite.
Basterebbe reinserire la tassa
di successione (1,2 miliardi
di euro), e a una vera e seria
lotta all'evasione e all'elusione
fiscale e previdenziale.
Drammatici i tagli alla
Biennale di Venezia. Che danni
produrrà, in termini di
occupazione, il taglio del 30%
delle risorse alla cultura. È
paradossale che l’incidenza
delle risorse culturali sul
bilancio italiano,
comparativamente alle grandi
democrazie europee, già così
residuale sia ulteriormente
ridotta. Tra i primi effetti
ci sono i primi licenziamenti
nel mondo dello spettacolo dal
vivo, teatro e cinema. È un
comparto che interessa in
termini di occupazione 200.000
persone, migliaia di imprese.
Si tratta di tagli a risorse
che già oggi erano esigue.
Istituito nel 1985 con una
dotazione di mille miliardi di
lire, il Fondo (mai
indicizzato, ndr) ha subito un
progressivo decremento,
culminato sotto l’attuale
governo. Se dovessimo assumere
un obiettivo, dovremmo puntare
su un aumento tendenziale
delle risorse pari ad un punto
percentuale del bilancio. Come
avviene in Francia dal 1959 ad
oggi. Tuttavia, in Italia noi
spendiamo quasi la metà di
Francia e Germania a dispetto
dell’entità del nostro
patrimonio sia culturale che
artistico. La verità è che
questo governo non ha onorato
gli impegni presi e ribaditi a
Vicenza, dal sottosegretario
alla presidenza del consiglio
Letta alla presenza del
presidente della repubblica
Ciampi.
I comuni italiani non
dovrebbero essere trattati dal
governo come una controparte
ed essere costretti ad una
scelta iniqua tra più tasse o
meno servizi”. Già nel 2003
i Comuni, per pareggiare i
bilanci falcidiati dalla
Finanziaria, sono stati
costretti ad aumentare il
gettito dell’addizionale
Irpef del 49% e l’ICI di un
punto percentuale.Voglio
sottolineare al Consigliere
Stefano Bellintani,
bloccare la spesa per
investimenti dei comuni vuol
dire dare un colpo ulteriore
alla possibilità di ripresa
economica del Paese. Si
penalizza soprattutto chi ha
fatto una sana ed efficiente
programmazione finanziaria che
oggi sta iniziando a
realizzare;
Utilizzare l’autonomia
fiscale introducendo tasse per
investimenti nuovi: è uno
scambio non accettabile. Gli
investimenti dei Comuni
producono reddito (PIL) è
giusto allora che entrino in
un disegno complessivo di
finanza pubblica che miri a
premiare chi - grazie ad
una sana gestione - investe
concorrendo alla crescita
dell’intero Paese.
La spesa corrente dei comuni
è sotto controllo, il tetto
che punta al contenimento
della spesa corrente, incide
dunque su una voce (quella dei
servizi) già fortemente
ridimensionata come dimostra
il suo basso tasso di crescita
(1,93 nel 2002 e del
3,23% nel 2003).
Considerare la spesa dei
Comuni uguale a quella dei
ministeri, è un errore. Su 55
euro di spesa comunale, 38,6
sono di spesa corrente e 16,44
di investimenti.
“Una scelta suicida, che
paralizza l’economia del
nostro Paese e costringe i
Comuni a tagliare servizi
sociali a fronte di esborsi
sempre più pesanti per i
cittadini”.
“I dati forniti dall’Istat
sono tutti molto preoccupanti
e in modo particolare quello
relativo all’avanzo primario
che è ulteriormente sceso
allo 0,1%, segno del
progressivo deterioramento
delle condizioni della nostra
economia e delle sue capacità
di ripresa. “La politica del
governo Berlusconi ha avuto
l’effetto di un terremoto
sulla nostra economia e le
continue scosse stanno
determinando un serio rischio
crolli. Il dato di fatto è
che quattro anni e mezzo di
gestione del centrodestra
hanno distrutto un avanzo
primario molto consistente che
consentiva di fare fronte alla
spesa per interessi passivi e
quindi annullava in pratica lo
svantaggio competitivo
derivante dall’avere un
fortissimo debito”.
“La politica dissennata di
questo governo ha eliminato
l’avanzo primario e ora si
rischia di tornare alla
spirale micidiale di pagare
gli interessi sui debiti
preesistenti contraendo debiti
nuovi. Inoltre, come era
ovvio, la fine dell’epoca
dei condoni ha determinato un
calo fortissimo delle entrate
nell’ordine di poco meno del
5% pregiudicando le
disponibilità di bilancio in
un momento in cui bisognava
investire per rilanciare
l’economia”.
“Questo è il quadro
realistico nel quale si
inserisce una finanziaria che
annotando in copertura entrate
inesistenti ed esagerate
dismissioni finirà per aprire
inesorabilmente altre voragini
nei conti pubblici”.
Grazie per l’attenzione
Votiamo a favore all’o.d.g.
Il Capogruppo
Salvatore Ariemma
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